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Le ragioni sbagliate del depeering di Telecom Italia

Come ormai è noto, alcune settimane fa Telecom Italia ha interrotto unilateralmente le interconnessioni esistenti tra sé e quasi tutte le altre reti italiane, operando ciò che si chiama un depeering.

Il tema è piuttosto complesso ed ha lati tecnici, economici e regolamentari. Segnalo alcuni documenti che possono aiutare a capirne meglio le basi:

Recentemente ha pubblicato una serie di domande e risposte che ritengo meritino una risposta puntuale.

il depeering non effettua alcuna azione selettiva su alcune tipologie di traffico rispetto ad altre, né include alcuna forma di gestione del traffico sulla rete.

È vero, ma se non c'è differenza tra il traffico diretto e quello che per arrivare ai clienti di Telecom Italia fa un giro panoramico dell'Europa allora qual è lo scopo di questa cosa?

Anche chi non è un esperto di reti si sarà accorto che in Italia non ci sono mai rallentamenti causati dalle interconnessioni tra le diverse reti: quando ci sono problemi, questi sono nel tratto di rete più vicino al cliente. Per fare un esempio caro ai dirigenti di Telecom Italia, gli streaming video funzionano indifferentemente sia che arrivino da dentro la loro rete o da Youtube che sta fuori: quindi sappiamo che non sono necessari nuovi tipi di interconnessioni per fare funzionare bene questi servizi.

In effetti proprio Telecom Italia ci tiene a dire che senza i peering funziona tutto lo stesso:

Tutti continueranno ad accedere a qualsiasi tipo di servizio con le consuete modalità.

Ogni possibile argomentazione proposta da Telecom Italia a favore della indispensabilità dei peering a pagamento (e pagati dagli altri) si scontra con questo semplice fatto: fino ad ora ha funzionato tutto anche senza...

Ma se l'infrastruttura esistente già funziona, perché qualcuno dovrebbe pagare per un peering privato, che è un ordine di grandezza più costoso? L'unica spiegazione logica è che uno di questi presupposti non sia vero: il traffico non scambiato direttamente con Telecom Italia non avrà più prestazioni ottimali e quindi de facto ci saranno bit di serie A e bit di serie B.

Non è uno scenario fantasioso: Comcast, il cable operator statunitense che Telecom Italia ama citare come modello, è stato scoperto mantenere congestionati certi percorsi in modo da incoraggiare l'acquisto di peering privati.

In sostanza, il depeering è solo un tema commerciale ...

Il traffico scambiato con le vittime del depeering arriva circa a 20 Gbps, a seconda di chi si vuole contare esattamente. Per le dimensioni di Telecom Italia si tratta effettivamente di poco traffico.

Ai prezzi proposti, anche se tutti questi soggetti decidessero di comprare i peering privati, le poche decine di migliaia di euro ricavati non sarebbero neppure sufficienti a coprire i costi della nuova infrastruttura necessaria. Come può una operazione in perdita essere una questione commerciale tale da giustificare tutto questo?

Se invece osserviamo il dibattito tra Telco e OTT a livello globale vedremo che il fatturato dei fornitori di accesso è ordini di grandezza più grande di quello dei fornitori di contenuti, quindi è impensabile che i secondi possano finanziare i primi. Con la diffusione di Internet i margini a cui le Telco erano abituate sono scesi moltissimo, ma non perché questo valore sia stato trasferito agli OTT: è inutile cercarlo, non esiste più perché sono arrivati soggetti molto più efficienti capaci di offrire servizi innovativi e a un costo minore.

... una scelta che mira a garantire una migliore gestione del traffico IP

Decidiamoci: è un tema commerciale, che riguarda chi è che deve pagare per il traffico generato dai clienti di Telecom Italia, oppure è un tema tecnico, che riguarda come fare arrivare questo traffico ai clienti nel migliore dei modi?

È comunque coraggioso sostenere che ridurre il numero di relazioni dirette tra le reti possa portare a migliori prestazioni. Il documento non fornisce altre informazioni su questo punto, ma è abbastanza intuitivo capire che le prestazioni non possono migliorare quando le interconnessioni sono ridotte nel numero e nella capacità.

Uno dei problemi causati dal sostituire questi peering pubblici con dei peering privati è che si riduce sensibilmente la capacità disponibile per assorbire picchi di traffico, che prima era condivisa tra tutti i propri peer sulla propria porta del internet exchange e che ora deve essere allocata, negoziata ed eventualmente anche pagata verso ciascuno di loro.

L'effetto finale sarà limitare artificialmente la banda disponibile tra Telecom Italia e i servizi e contenuti e aumentarne il costo: questo difficilmente può aiutare a colmare il digital divide che affligge i cittadini e le imprese italiane.

Gli ISP coinvolti [...] rappresentano di gran lunga meno del 3% del mercato delle linee retail.

Anche questo è vero, ma è un parametro scelto in modo arbitrario: nessuno degli interessati ha come proprio core business la vendita di ADSL, e alcuni proprio non vendono del tutto connettività.

D'altra parte, molti sono leader in altri mercati: se per esempio avessimo valutato il numero di domini in hosting o di server cloud, i risultati sarebbero stati molto diversi e a svantaggio di Telecom Italia. Questa sostiene che si tratta di "piccoli provider", ma la realtà è che sono i leader di mercati diversi da quello della connettività ma non per questo meno importanti.

Chi ha acquistato una ADSL da Telecom Italia invece è soddisfatto di essere usato come pedina delle loro strategie commerciali?

il peering tra pari è tipicamente bilanciato

Qui si fa riferimento al rapporto tra il traffico in ingresso e in uscita tra due reti: se sia il modello corretto per descrivere la relazione tra due reti è un dibattito vecchio quanto Internet ed è un argomento troppo complesso per trattarlo in questo articolo, ma il fatto che ancora non sia risolto dovrebbe almeno suggerire prudenza nel proporlo come un dato di fatto...

Ma prendendo per buona l'idea secondo cui il traffico tra due reti debba essere bilanciato, chi ha detto che deve pagare la differenza chi lo invia e non chi lo ha richiesto? Questo postulato su cui si basa tutta la nuova strategia delle Telco deriva direttamente dai modelli economici delle interconnessioni telefoniche, ma non ha senso applicarli a Internet dove a livello di rete non esistono un "chiamante" e un "chiamato".

Vale la pena di notare anche che il traffico scambiato tra un fornitore di accesso e con pochi contenuti come Telecom Italia e altre reti è per forza di cose sbilanciato: lo sono le velocità di upload e download delle connessioni vendute ai clienti, quindi come potrebbe essere altrimenti?

Occorre precisare un concetto fondamentale: tra pari ciascuno ha il diritto di fare o no peering secondo i criteri che più preferisce: se Telecom Italia ritiene che due reti debbano scambiarsi quantità di traffico simili, qualcun altro può legittimamente ritenere che i propri peer debbano avere un nome di almeno 5 lettere.

Telecom Italia però non è un soggetto come tutti gli altri: ha una posizione dominante nel mercato del accesso, quindi è realistico che possano essergli imposti degli obblighi per evitare che ne abusi per avvantaggiarsi in un mercato contiguo...

Un criterio che ritengo più utile è riconoscere che due reti fanno peering tra di loro quando ritengono entrambe di ricavarne un vantaggio.

policy che riservano il rapporto di peering gratuito con la rete IP di Telecom Italia solo ad Operatori “pari”

A proposito: la nuova policy di peering non è stata pubblicata. Non ci sono obblighi a riguardo, ma sarebbe interessante capire qual è la definizione precisa adottata: Telecom Italia ha attivi peering con entità che apparentemente non ci ricadono, e non risulta che qualcuno in queste relazioni stia pagando l'altra parte.

Naturalmente, anche "questo qui mi sta simpatico" è una politica di peering di per sé del tutto legittima...

È infatti sempre garantito il reciproco accesso alle reti

Bontà loro, non intendono negare ai propri clienti l'accesso a parti di Internet. Questo però non significa che questi continueranno a fruire di tutti i servizi con le stesse prestazioni.

l'interconnessione indiretta con Telecom Italia potrebbe al massimo impattare di pochi millisecondi di latenza del servizio, qualcosa di impercettibile per il cliente finale, sia esso di Telecom Italia che degli altri ISP con i quali scambiavamo il traffico in peering

Ma se non cambia niente, perché allora qualcuno dovrebbe pagare per il privilegio di avere una interconnessione diretta?

la scelta di mantenere un servizio di qualità dipende dallo stesso ISP, nel momento in cui sceglie il carrier (di qualità o meno) per far veicolare il traffico destinato a Telecom Italia

Purtroppo questo è un po' più complicato: molti carrier IP, di qualità indiscutibile e anche più grandi di Telecom Italia, scambiano traffico con loro in tutto il mondo ma non in Italia. Sarebbe divertente se Telecom Italia spiegasse ufficialmente il perché, ma la conseguenza è che adesso in molti casi il traffico dall'Italia per l'Italia passa dall'estero.

Se il traffico è gestito con qualità anche a livello di interconnessione, a beneficiarne sono tutti gli utenti di Internet.

Questo proprio non riesco a immaginare cosa significhi... Sono piuttosto sicuro che le decisioni prese da Telecom Italia non hanno alcun impatto su chi non è loro cliente.

La politica di Telecom Italia sul depeering, come sostenuto da alcuni, non finisce di fatto per frenare l'innovazione?

Ricapitolando, e ipotizzando che in un mondo fantastico qualcuno compri per davvero il loro prodotto di peering privato, cosa che per ora non sembra sia successa:

Secondo voi, questo scenario sarebbe positivo per l'innovazione e per l'economia italiana in generale?

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Sono l'Italia che non vuole bene.

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