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gli ISP italiani e la censura

Dopo il sequestro atipico di The Pirate Bay ho riflettuto un po' sull'atteggiamento tenuto dalle associazioni di categoria degli Internet Provider italiani. Da una non si è saputo niente, mentre autorevoli rappresentanti dell'altra hanno commentato ufficiosamente sulla mailing list dei soci che non è nell'interesse degli operatori prendere posizione contro gli interessi delle industrie del cinema e della musica.

Come se queste non fossero già in guerra aperta da oltre 100 anni contro qualsiasi tecnologia che abbia minacciato il loro modello commerciale. C'è chi vorrebbe arrivare a un accordo con i discografici: sarò felice di essere smentito dai fatti, ma non vedo come sia possibile arrivare a un accordo che possa essere accettabile per gli operatori (o semplicemente per i cittadini...). Sono scettico sulla possibilità di raggiungere una tregua con questa industria decisa a difendere fino alla morte i propri privilegi: quello che si vede negli altri paesi in cui sono stati fatti accordi del genere è che sono solo stati il preludio a nuove richieste, sempre più sfacciate.

Qualcuno pensa che non sia nel nostro interesse opporci a un provvedimento giudiziario come questo. Perché si convincano bisognerà aspettare che arrivino richieste dalle procure di tutta Italia per "sequestrare" il sito straniero oggetto della causa del giorno oppure a quel punto per risparmiare tempo si deciderà di nuovo di "collaborare" al "male minore" e gli ISP parteciperanno alla creazione della terza blacklist nazionale?

Non condivido queste tattiche, in primo luogo perché non mi aspetto che si possa arrivare a una mediazione accettabile e poi perché così si continua ad avvallare l'idea che la censura è possibile, senza cui non staremmo periodicamente a ripeterci queste cose.

La risposta che vorrei vedere sarebbe, tenendosi fuori dal merito dell'indagine in corso, una campagna per spiegare perché la censura di Internet non funziona e non funzionerà mai. Ma ormai è un po' difficile farlo: prima c'è stata AAMS che ormai è arrivata a bloccare 1363 siti nel silenzio generale, poi il ministro Gentiloni e figuriamoci se non bisognava pensare ai bambini, mentre questa volta proprio non si vuole dare un dispiacere ai discografici. Una volta accettato il principio che si può censurare qualcosa, decidere cosa è solo una questione politica.

Ricordo il caso del sequestro del videogioco Operazione: pretofilia: se si può ordinare a tutti i provider italiani di filtrare un sito straniero perché viene usato per facilitare delle violazioni di copyright allora sarà ancora più facile farlo per qualcosa che tocca la religione. A chi toccherà dopo? Quanto ci vuole perché il ministro Frattini ritiri fuori la sua proposta di commissario europeo di censurare i siti con istruzioni su come fare bombe? (Tra parentesi, mi chiedo se sia mai entrato nella biblioteca di un dipartimento di fisica o ingegneria.) E poi perché The Pirate Bay sì e Youtube no? Cosa impedirà ai PM di tutta Italia, una volta visto che la cosa "funziona", di iniziare ad emettere ordinanze per ogni caso di diffamazione, vilipendio, violazione della privacy, eccetera?

So che c'è chi teme che denunciando pubblicamente la futilità di questi tentativi di censura ne vengano imposti altri ancora più oppressivi, ma è un dato di fatto che nè in Cina nè da altre parti sono stati inventati filtri effettivamente efficaci e quindi non se ne può fare una questione etica. Se invece il problema è economico lo si è solo posticipato fino a quando qualcuno ciclicamente si accorgerà che i filtri non funzionano e ne chiederà di migliori. Se censurare qualcosa è auspicabile allora qualsiasi sforzo deve essere tentato: mica si può fare un ragionamento di costi e benefici davanti al benessere di un bambino, come mi hanno detto al CNCPO... Ma la realtà è che l'esperienza di tutti i giorni ci dimostra come non sia possibile sopprimere le informazioni.

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